La telefonata che eviti da tre settimane
non è pigrizia. È bullshit.
È ancora lì in cima alla lista, oggi, insieme alla cosa grossa che rimetti in agenda ogni domenica e che lunedì non tocchi. La riscrivi lo stesso, perché metterla in lista ti fa sentire bene quasi quanto farla. Gli americani lo chiamano bullshit: raccontarti una cosa che sai non essere vera, e credertela quel tanto che basta per stare tranquillo. Pianificare lo sai fare, qui non ti diamo un piano più bello. Ti diamo un piano che da lunedì segui davvero, perché lo hai già visto rompersi e l'hai corretto, con 2 o 3 priorità che reggono e la prima mossa già in calendario. A luglio sei a metà 2026: da qui a dicembre o cambi come finisce l'anno, o riscrivi quella lista altre dodici volte.
C'è una cosa che fai ogni domenica e che non chiami col suo nome.
È domenica sera. Apri la lista della settimana e cominci a scrivere.
Tre o quattro cose le stai solo ricopiando dalla settimana scorsa, e da quella prima ancora. La telefonata che eviti da tre settimane. Il preventivo grosso da rifare da zero. La cosa ferma perché ti manca un'informazione che non sei mai andato a prenderti. E poi c'è quella roba grossa che pensi di fare da mesi, quella che ogni domenica rimetti in lista e che lunedì non tocchi.
La riscrivi lo stesso. La domenica sera quella lista sembra un piano. Lunedì mattina è di nuovo solo una lista.
Gli americani per questa cosa hanno una parola precisa, e non è "rimandare". È bullshit: raccontarti una cosa che sai non essere vera, e credertela quel tanto che basta per stare tranquillo. E non te la dico per farti sentire in colpa, la colpa non muove un'agenda: lo facciamo tutti, Piernicola De Maria per primo. Pianificare ti fa sentire bene quasi quanto fare, e a quel piacere lì non è immune nessuno, nemmeno io. Non sei tu il problema. Lo è il modo in cui scrivi i piani.
Questo è un corso che si chiama No Bullshit, e la prima cosa che mette sul tavolo è proprio questa lista. Non per smontare te. Per smontare il piano, finché smette di reggersi sulla tua voglia di rispettarlo.
I tuoi piani non muoiono perché sono brutti. Muoiono per quattro bugie che ci hai scritto dentro senza accorgerti.
Se sei arrivato dove sei, un piano lo sai scrivere. Obiettivi sensati, priorità sensate, anche le scadenze giuste. Poi arriva settembre e sei spesso al punto di partenza, con un'altra data sopra. Non pianifichi male. È che dentro al piano ci sono quattro frasi che suonano ragionevoli e che invece lo fanno crollare.
La prima la salti senza accorgertene: "tutto sommato è andata". Parti col trimestre nuovo senza aver mai guardato davvero com'è finito quello vecchio, e la causa che ti è già costata sei mesi te la riporti dentro identica.
La seconda è "sono tutte priorità". Otto o nove cose aperte, ognuna che si prende un pezzo della tua testa anche quando non ci stai lavorando. Le aziende non si fermano perché fanno poco. Si fermano perché tengono in vita troppe cose a metà.
La terza è "con un po' di disciplina ce la faccio". Sulla carta ci sta sempre tutto. Poi togli vendita, consegne, gestione, emergenze, e quello che resta non basta. Farsi quel conto prima di partire significa ammettere che qualcosa va tagliato, ed è facile non farlo.
La quarta è "me ne accorgerò in tempo". Magari non te ne accorgi, e non perché sei distratto: perché nessuno ti aveva detto in anticipo quale numero guardare e a quale soglia preoccuparti. La correzione che a luglio era una frase, a ottobre è un trimestre. Quattro bugie, quattro strumenti che le aprono una alla volta. Nessuna si risolve con più disciplina: si risolvono cambiando come è fatto il piano.
Quattro frasi che ti racconti. Quattro strumenti che le aprono coi numeri in mano.
Ogni strumento prende una di quelle frasi, ci mette sopra i tuoi dati, e ti lascia un pezzo del piano che firmi alla fine. Non teoria da tradurre a casa: si lavora sui tuoi numeri, in sala, accanto a un altro imprenditore che ti contesta le risposte vaghe.
"Tutto sommato è andata." Guardi i primi sei mesi coi numeri davanti, separi cosa è successo davvero dalla versione comoda che ti sei dato, e trovi la causa che ti è costata di più. Saltarla è il modo più sicuro per pagarla due volte.
"Sono tutte priorità." Da 8 o 9 cose aperte a 2 o 3 che reggono. Una resta solo se ha un responsabile, ore vere, un numero che la misura e una prima mossa entro 14 giorni. Il resto lo chiudi adesso, su un criterio, davanti a tutti, non a sensazione.
"Con un po' di disciplina ce la faccio." La disciplina non c'entra. Conti le ore vere disponibili, tolte vendita, consegne ed emergenze, e vedi se il piano ci sta. Se non ci sta, TAGLI ora. Il primo blocco va in calendario, con un giorno e un'ora.
"Me ne accorgerò in tempo." Cinque o sei numeri, ognuno con una soglia e un'azione già decisa a mente fredda. Così quando qualcosa deraglia lo vedi mentre rimetterlo a posto costa poco, non a fine trimestre quando puoi solo spiegare com'è andata.
Il piano lo firmi solo dopo che si è rotto. Per questo poi lo segui.
La differenza tra questi due giorni e l'ennesimo planning fatto da solo è una: qui il piano viene attaccato prima che tu ci scommetta sopra il trimestre. Lo chiamiamo Banco di Rottura, e lavora su tre livelli. Si rompe il piano, mai la persona, e a deciderlo sei sempre tu.
Prima lo attacca l'intelligenza artificiale. In momenti dedicati apri il tuo laptop con la tua AI, Claude, ChatGPT o Gemini, una vale l'altra, incolli i megaprompt scritti da Piernicola, e la macchina mette il piano di ognuno sotto pressione in parallelo: ore gonfiate, responsabili messi lì per comodità, rischi che hai preferito non guardare. È la più veloce, la più sistematica, e di te non gliene importa niente. Per questo di solito è lei ad aprire la prima crepa.
Poi lo attaccano gli altri imprenditori. A coppie, in piccoli gruppi con una checklist in mano, e per qualche caso davanti alla stanza. Cercano i punti dove il tuo piano cede, coi loro numeri davanti, perché ci sono già passati. La frase che gira è una: meglio che il tuo piano si rompa qui, sabato, che a settembre davanti ai tuoi numeri.
C'è anche il Conto della Sottrazione: entri con otto o nove priorità ed esci con due o tre. In pubblico circola solo l'aggregato anonimo della stanza, mai i nomi. Quello che cede lo correggi sul posto. Quello che regge lo firmi con la penna, su una pagina sola. Una cosa che firmi a mano pesa diverso da una che approvi distratto in un'app.
Due giorni, due movimenti: prima l'onestà, poi la realtà.
Non due giorni di appunti che a settembre non ricordi più perché avevi preso. Due giorni di lavoro sui tuoi numeri, a blocchi brevi, con un altro imprenditore accanto che ti contesta le risposte vaghe.
Smonti il bullshit. Guardi il semestre senza la versione comoda con la Lettura del Semestre, chiudi le decisioni che rimandi da mesi e scegli le priorità che reggono con il Piano di Trimestre. La sera hai meno cose in testa, e quelle rimaste sono quelle giuste.
Collaudi. Verifichi che il piano stia nelle tue ore con il Conto delle Ore, costruisci il Cruscotto di Controllo, lo fai attaccare, correggi quello che cede e firmi quello che regge. Esci con una pagina sola e la prima mossa già in calendario.
Il laptop lo apri solo quando serve. Il resto del tempo è chiuso.
Qui l'AI non è un gadget da mostrare e non sostituisce il tuo giudizio. Si usa nelle Finestre AI: momenti precisi in cui il laptop è aperto, e fuori da quei momenti è chiuso. Niente schermi accesi mentre dovresti decidere, niente metà sala che chiede a ChatGPT di scrivere il piano al posto suo.
Cosa fa, in concreto. Accelera la parte noiosa, scrivere e mettere in fila, e fa la prima rottura del piano coi megaprompt, quella che da solo, a freddo, non avresti la pazienza di farti. Cosa non fa: non decide al posto tuo. Le scelte restano umane, e il Piano su una pagina resta carta, con la tua firma sopra. Una pagina che firmi a mano pesa diverso da un file che approvi distratto in un'app.
Il pezzo che cambia il conto te lo porti via, e fai il conto da solo.
Un piano serio andrebbe riattaccato ogni tre mesi da qualcuno che non ti tiene buono. Un esterno pagato apposta per dirti dove non torna: quattro volte l'anno, ogni anno, con un'agenda da aspettare e una parcella ogni volta. Oppure non lo rivedi affatto, e te ne accorgi a dicembre quando correggere costa caro.
I quattro megaprompt scritti da Piernicola De Maria, gli stessi che in aula attaccano il tuo piano, te li porti via, su un file tuo. Da quel giorno quel collaudo lo rifai da solo, davanti al tuo laptop, in un pomeriggio: incolli, e la macchina ti rimette davanti le ore contate larghe, il nome di comodo, il rischio saltato, con la stessa logica che hai visto funzionare a Bologna. Nessuna call da prenotare, nessuno da pagare per ricordarti dove guardare.
La macchina ce l'hai già, gratis. Quello che non avevi è sapere cosa chiederle, e quello esce da Bologna scritto. Sull'investimento ti rispondiamo dopo la candidatura, ma questo conto puoi farlo da solo adesso: il collaudo finisce in tasca tua, non sull'agenda di un altro.
Esci con materiale che usi lunedì mattina, non con dispense da scaffale.
Tutto quello che compili in sala entra nel piano o ti serve a tenerlo in piedi nei mesi dopo, quando sei tornato nella mischia di tutti i giorni. Niente da archiviare e dimenticare.
- Il Piano su una pagina, firmato: solo quello che ha retto le prove. Da 2 a 3 priorità con responsabili, ore, numeri di controllo e prime mosse entro 14 giorni. Il tuo team lo legge in due minuti e sa chi fa cosa.
- La Lettura del Semestre compilata: la causa vera che ti è già costata sei mesi, scritta nero su bianco, così non te la riporti dentro il trimestre nuovo.
- Il Conto delle Ore: la prova che il piano sta nelle tue ore reali, non su una versione instancabile di te che non esiste. Lo rifai ogni volta che cambia qualcosa.
- Il Cruscotto di Controllo: i cinque o sei numeri che ti avvisano in tempo, con le azioni già decise e la prima riunione di controllo già fissata.
- I 4 megaprompt di Piernicola De Maria: per rifare l'intero collaudo da solo, ogni trimestre, con la tua intelligenza artificiale. Il collaudo, da solo, non te lo deve più fare nessuno.
- Una dichiarazione finale sobria: cosa tagli, cosa fai per primo, quale numero guardi ogni settimana. Detta da adulto, senza applausi e senza teatro.
Si entra su candidatura. Candidarti non ti impegna a niente.
Porti i tuoi numeri veri e la cosa che rimandi da più tempo. Prima ci parliamo, e se non è il momento giusto te lo diciamo noi. Le candidature chiudono domenica 28 giugno.
Se ti riconosci in tre o quattro di queste righe, questi due giorni ti ripagano.
Non serve nessun percorso precedente e non serve conoscere nessun metodo. Servono un'azienda vera, i tuoi numeri e la disponibilità a tagliare quello che non regge.
- Sai già cosa dovresti fare e non lo fai: è esattamente il punto su cui questi due giorni sono costruiti, non una colpa da espiare.
- Hai troppi progetti aperti e nessuno arriva in fondo: esci con 2 o 3 priorità vere, e le altre te le togli dalla testa avendo deciso tu cosa muore e cosa aspetta.
- Ogni decisione passa ancora dalla tua scrivania: qui ogni priorità esce con un responsabile, e le decisioni smettono di tornare indietro da te.
- C'è una cosa importante che rimandi da mesi, magari da un anno: le diamo un nome, una risposta già decisa e una prima mossa entro 14 giorni. Smette di invecchiare dentro i tuoi piani.
- I piani li fai, e poi arriva il lunedì e le urgenze se li mangiano: qui costruisci un piano che le urgenze le ha già messe in conto.
- Vuoi un confronto vero con altri imprenditori, non una platea che ascolta e applaude: qui gli altri mettono le mani sul tuo piano, e tu sul loro.
E se cerchi una di queste cose, è giusto che tu lo sappia adesso.
Il filtro non serve a tenerti fuori. Serve a far lavorare bene chi entra, sui casi veri di chi ha qualcosa di vero da mettere sul tavolo.
- Non è per chi cerca motivazione o carica: qui si lavora e si esce con un piano, non con l'entusiasmo che a martedì è già finito.
- Non è per chi vuole ascoltare e decidere con calma poi: ogni blocco ti chiede di decidere lì, sui tuoi dati.
- Non è per chi non vuole portare i propri numeri: senza i tuoi dati il lavoro diventa finto, e pagarlo non avrebbe senso.
- Non è per chi sta avviando adesso e non ha ancora un semestre alle spalle da leggere: ti mancherebbe la materia prima su cui mordere.
- Non è per chi vuole difendere il proprio piano: qui il piano lo attacchiamo apposta, e quella è la parte che ti conviene di più, anche se sul momento brucia.
- Non è per chi vuole continuare a sentirsi bene con i propri piani: qui le bugie si chiamano per nome, a partire dalle tue. Se vuoi continuare a sentirti bene con la tua lista, non venire.
A dicembre o hai cambiato come finisce l'anno, o hai riscritto la stessa lista dodici volte.
Sono due giorni in aula, sabato 4 e domenica 5 luglio 2026, dalle 9 alle 18, all'Hotel Savoia Regency di Bologna. Dal vivo perché da solo, davanti al monitor, lo schermo lo chiudi alla prima telefonata, lo sai. In sala c'è un timer, ci sono altri imprenditori che ti contestano le risposte vaghe, e non c'è un posto dove nasconderti.
A luglio sei a metà 2026. Da qui a dicembre hai due strade: cambi come finisce l'anno, oppure arrivi a Natale con la stessa lista riscritta dodici domeniche di fila. Sabato e domenica perché sono i due giorni in cui l'azienda ti chiede meno, niente clienti che chiamano e niente riunioni che si infilano, e lunedì mattina sei già al lavoro col piano firmato in mano, non con i buoni propositi del weekend.
Si entra su candidatura, e non per fare scena. Rende solo se ognuno arriva coi numeri in mano e con decisioni vere da prendere. Per questo le candidature chiudono domenica 28 giugno: chi entra deve avere il tempo di tirare fuori i suoi dati prima dell'aula, non la sera prima.
Una cosa che il corso non ti promette. E vale già dal nome.
Si chiama No Bullshit, e la prima regola vale per quello che ti dice Piernicola. Non ti prometto fatturato in crescita. Non ti prometto una trasformazione personale. Non ti prometto il metodo definitivo che risolve tutto: quel metodo non esiste, e chi te lo vende ti sta vendendo un altro piano bullshit.
Ti prometto una cosa sola, e si mantiene perché la costruisci tu in quei due giorni: esci con un piano su una pagina che hai già visto rompersi e che hai corretto, con responsabili, ore, numeri e prime mosse. Eseguirlo, da lunedì, è lavoro tuo. Quello non te lo posso vendere, e non vorrei nemmeno provarci.
A luglio sei a metà 2026. O cambi come finisce, o riscrivi la lista altre dodici volte.
Due giorni a Bologna, i tuoi numeri, un piano su una pagina firmato che hai già visto rompersi e corretto, e la prima mossa già in calendario. Si entra su candidatura. Le candidature chiudono domenica 28 giugno.