Pianificare serve a poco,
se poi le cose non le fai.
Due giorni per svoltare il tuo 2026. Entri con troppe cose aperte e una lista di buone intenzioni. Esci con 2 o 3 priorità, sapendo che LE PORTERAI A TERMINE. Da lunedì non devi ricordarti di essere disciplinato: il piano è costruito perché funzioni PER TE.
Le idee sono gratis. METTERLE in pratica, NO.
Sai già cosa dovresti fare. E sai già che non lo farai.
Gli americani per questa cosa hanno una parola, e non è "rimandare". È bullshit: raccontarti una cosa che sai non essere vera, e credertela quel tanto che basta per stare tranquillo.
La vedi meglio la domenica sera.
Apri la lista della settimana e cominci a scrivere.
Tre o quattro cose le stai solo ricopiando da settimana scorsa, e da quella prima ancora.
La telefonata che eviti da tre settimane.
Il preventivo grosso da rifare da zero.
La cosa ferma perché ti manca un'informazione che non sei mai andato a prenderti.
E quella roba grossa che pensi di fare da mesi, quella che ogni domenica rimetti in lista e che lunedì non tocchi.
La riscrivi lo stesso. La riscrivi perché metterla nella lista ti fa sentire bene quasi quanto farla.
La domenica sera quella lista sembra un piano. Lunedì mattina è di nuovo solo una lista.
Lo facciamo tutti, Piernicola De Maria per primo. Non sei tu il problema: è il modo in cui scrivi i piani. In questi due giorni si fa il contrario. Per ogni cosa che conta diamo un nome a quello che l'ha bloccata davvero, l'urgenza che ti mangia la giornata, la decisione che continui a rimandare, la persona che dovresti coinvolgere, il rischio che non hai guardato. Decidi adesso la risposta e fissi la prima mossa entro 14 giorni. Non si lavora su come ti senti. Si lavora sul piano, finché smette di reggersi sulla tua forza di volontà.
Lunedì mattina apri il piano. E per la prima volta non ti serve volontà.
Non torni a casa con appunti da rileggere quando avrai tempo, e tempo non ne avrai. Torni con una pagina firmata e con il lavoro già avviato. Ecco com'è la settimana dopo.
Il piano lo firmi solo dopo che si è rotto e lo hai corretto. Per questo poi lo segui. Da lunedì la strada più facile e quella giusta sono diventate la stessa strada.
Quattro bugie che ti tengono fermo. E come le smontiamo.
Pianificare lo sai fare. Il punto non è il piano, è la certezza di eseguirlo. E quella certezza la blocca sempre una frase che ti racconti. Quattro frasi, per la precisione. Qui le apriamo coi numeri in mano, una per una.
Guardi i primi sei mesi coi numeri davanti, non con la versione comoda, e trovi la causa che ti è costata di più. Se non la guardi adesso, te la riporti identica nel trimestre nuovo. Solo che lì costa di più.
Non ti serve un altro metodo per pianificare, quello lo sai fare. Ti serve scommettere sulle poche che finisci davvero. Da 8 o 9 cose aperte a 2 o 3 che reggono: una resta solo se ha un responsabile, ore vere, un numero che la misura e una prima mossa entro 14 giorni. Il resto lo chiudi adesso, su un criterio, davanti a tutti.
La disciplina non c'entra. Conti le ore che ti restano davvero, una volta tolto tutto quello che già ti mangia la giornata, e vedi subito se il piano ci sta. Se non ci sta, tagli mentre tagliare costa una riga. È una sottrazione, e quasi mai il risultato è quello che speravi.
Magari sì. Più spesso no. Cinque o sei numeri, ognuno con la sua soglia e l'azione già decisa: quando uno suona, sai già cosa fare. Niente di poetico. È un cruscotto.
Se ti riconosci qui, questi due giorni ti ripagano.
Non serve nessun percorso precedente e nessun metodo da conoscere. Servono un'azienda vera, i tuoi numeri e la disponibilità a tagliare quello che non regge.
Se sei arrivato dove sei, sai aprire cose: il problema è che ogni trimestre aggiungi e non togli mai. Qui esci con 2 o 3 priorità scelte con criterio e con la lista esplicita di cosa muore o aspetta. Il sollievo di avere meno cose, ma vere, lo senti già la sera del primo giorno.
La tua azienda l'hai costruita tenendo tu il timone, e ha funzionato. Solo che adesso ogni decisione torna sulla tua scrivania, e il piano regge solo finché tu non ti fermi mai. Qui ogni priorità esce con un responsabile vero e con le decisioni che smettono di tornare a te: il piano sta in piedi nelle tue ore reali, non su una versione instancabile di te che non esiste.
È quella che conta più di tutte, e forse è proprio per questo che non parte mai. Se non l'hai ancora fatta hai i tuoi motivi, di solito buoni. Qui le diamo un nome, scopriamo cosa l'ha fermata le altre volte, decidiamo adesso la risposta e fissiamo la prima mossa entro 14 giorni. Smette di invecchiare dentro i tuoi piani.
Se cerchi una carica e una giornata che ti faccia sentire pronto a spaccare il mondo, qui resti deluso: non si lavora su come ti senti. Stessa cosa se vuoi solo ascoltare e decidere con calma a casa, se i tuoi numeri preferisci tenerli per te, o se in fondo sei venuto a far dire a una stanza che il tuo piano va già bene così. Si lavora sui tuoi dati e si taglia, e rende solo se sei disposto a vedere cosa non regge. Il corso si chiama No Bullshit anche per questo. Non è per tutti, e va benissimo così.
Smetti di pianificare cose che non farai. Inizia a farle.
A luglio sei a metà 2026. Hai ancora sei mesi per cambiare come finisce l'anno, oppure arrivi a dicembre con la stessa lista riscritta dodici volte.
Bologna, 4-5 luglio 2026, Hotel Savoia Regency, 9:00-18:00. Candidature entro il 28 giugno.